Si può cominciare una frase con “ma”?

Non ci sono ragioni per evitare di cominciare una frase con “ma”, e bisogna sfatare la leggenda grammaticale per cui non sarebbe possibile, per vedere semmai a seconda dei casi quando non è consigliabile.

Dire che non si può cominciare una frase con “ma” è una leggenda grammaticale da sfatare. Prima di tutto “ma” non ha solo un valore avversativo, può anche esprimere contrarietà, stupore (per esempio: “Ma pensa un po’”, “Ma va?”). Anche con valore avversativo, va poi detto che, a seconda dello stile, è possibile scrivere una frase con una punteggiatura dalle pause deboli espresse con la virgola (Ero stanco, ma tirai avanti ugualmente), oppure amplificarle con il punto (Ero stanco. Ma tirai avanti ugualmente).

Di frasi che iniziano con “ma” è piena la letteratura, a cominciare dai Promessi sposi: “Si sentì subito venir sulle labbra più parole del bisogno. Ma pensando quanto importasse di non guastare i fatti suoi…”.

Per saperne di più → Si può dire “ma però”? E altri dubbi su “ma”.

Prima di “ma” è obbligatoria la virgola?

Non è affatto vero che prima di “ma” sia sempre obbligatoria la virgola.

Non è vero che prima di “ma” sia sempre obbligatoria la virgola, non esistono regole così ferree da prescrivere nel caso della punteggiatura e in un’espressione come “è brutto ma buono” la virgola non è necessaria è solo una scelta possibile, così come nel caso di: “ Zitta! – rispose, con voce bassa ma iraconda, don Abbondio” (I promessi sposi).

Dunque, dire che prima di ma ci vuole sempre la virgola, come ogni tanto capita di sentire, è solo una leggenda grammaticale.

Per saperne di più → Si può dire “ma però”? E altri dubbi su “ma”.

Cosa sono le “d eufoniche”?

Le “d eufoniche” sono le “d” apposte davanti ad “a”, “e” e “o” che diventano “ad”, “ed” e “od”.

Le “d eufoniche” sono le “d” apposte davanti alla preposizione “a” e alle congiunzioni “e” e “o” per evitare che l’incontro con una parola che comincia con vocale abbia una difficoltà di pronuncia e suoni male.

Un tempo erano molto diffuse davanti a qualunque vocale, ma oggi la forma “od” è praticamente decaduta (si tende a non usarla più nell’editoria) e nel caso di “ad” e “edsi usano solo ed esclusivamente davanti alla stessa vocale, dunque si scrive “ed era”, “foglie ed erba”, “ad avere”, “ad  amici”, ma mai “ed ovviamente”, “ed adesso”, “ad uno”…

Le poche eccezioni sono costituite da frasi fatte ormai entrate nell’uso come “ad esempio”, “ad ogni modo” e poche altre.

Per approfondire → E/ed, a/ad, o/od: quando usare le D eufoniche.

Si può dire “ma però”?

Non c’è una ragione per evitare un rafforzativo come “ma però”, che si trova anche in molti autori, da Dante a Manzoni; condannare questa espressione è una leggenda grammaticale illogica.

“Ma però” viene spesso condannato come inutile ripetizione dello stesso concetto, eppure il pleonasmo è un artificio retorico che consiste proprio nel rafforzare attraverso una ripetizione, e perché allora non si condannano anche espressioni come “ma invece”?

La leggenda grammaticale che biasima “ma però” è falsificata anche dalla storia della letteratura, se non si vuol correggere Dante (“Lo caldo sghermitor sùbito fue; ma però di levarsi era neente, sì avieno inviscate l’ali sue”), Manzoni (“…ma però, a parlarne tra amici, è un sollievo”) e tanti altri autori tra cui Verga, Tasso e Alfieri.

Per saperne di più → Si può dire “ma però”? E altri dubbi su “ma”.

Come si può distinguere il “che” congiunzione dal “che” pronome?

Bisogna esplicitarlo per capire se significa per es. “il quale” (= pronome) o se è una congiunzione che non si può sostituire.

Che” può assumere tantissimi diversi significati, e nell’analisi logica, per fare un po’ di chiarezza va sempre esplicitato per capire che cosa significa nel contesto e come si può di volta in volta trasformare.

In casi come l’uomo che (= il quale) corre è un pronome. Può essere invece un aggettivo quando diciamo che (= quale) giacca indossi? In espressioni come ti dico che sei bravo il “che” è invece una congiunzione.

Per approfondire → I tanti valori di “che”.

Meglio dire “sia… sia” o “sia… che”?

Anche se la forma “sia… che” è sempre più diffusa, è meglio dire “sia… sia”: è più corretto e più elegante.

Il costrutto “sia… che” (es. “è sia buono che bello”) è molto diffuso anche sui giornali, al punto che è ormai accettato. Tuttavia, nelle norme editoriali di molte case editrici, e soprattutto in un buon italiano non popolare, è da evitare.

La forma più corretta è “sia… sia” (“è sia buono sia bello”), perché si tratta della ripetizione della stessa congiunzione correlativa, che non ha ragione di essere sostituita da “che” nel secondo elemento (ciò vale per tutti i costrutti che si ripetono due volte: a poco a poco, a mano a mano…).

L’origine di questo costrutto è da ricercarsi nel congiuntivo di comando del verbo essere: sia in questo modo o sia in quest’altro!

Per approfondire → Sia … sia o sia … che? A mano a mano o mano a mano?

Si può cominciare una frase con “che”?

Da un punto di vista grammaticale è possibile, dal punto di vista dello stile dipende dai contesti.

Non è vero che non si può mai iniziare una frase con il che, è una “leggenda grammaticale” priva di fondamenti: “Che mi venga un accidente se non è così!” dimostra che non esistono controindicazioni nel cominciare una frase con il congiuntivo preceduto da che.
Esistono poi molte espressioni comuni che iniziano con “che” (che bello! Che succede? Che mi dici?), e ci sono addirittura molti esempi letterari che si possono citare, per esempio questo incipit:

Che un uomo del suburbio di Buenos Aires (…) s’interni nei deserti battuti dai cavalli (…), sembra a prima vista impossibile
(Jorge Luis Borges“Il morto” in L’aleph, Feltrinelli, Milano 1961, traduzione di Francesco Mentori Montalto).

Quindi non è vietato, ma bisogna saperlo fare e poterselo permettere: il fatto che sia possibile non significa però che sia sempre consigliabile.

Per approfondire → I tanti valori di “che”.

Meglio scrivere “e adesso” o “ed adesso”?

Le “d eufoniche” si possono usare su “e” e “a” solo quando incontrano la stessa vocale

Le “d eufoniche” si possono aggiungere davanti ad “a” ed “e” per evitare un suono fastidioso solo quando incontrano la stessa vocale. Le norme editoriali moderne prevedono dunque che si possa scrivere “ed era” o “ad Antonio”, ma non “ed adesso”, “ad Elena” o “ed adesso”.

Un tempo queste “d” dal suono migliorativo erano diffuse anche davanti a vocali diverse, ma nell’italiano corrente vanno invece evitate in questi casi, e “od” è decaduto e si tende a non usarlo più nemmeno davanti alle parole che iniziano con “o”.

Le uniche eccezioni tollerate sono poche formule fatte ormai entrate nell’uso, come “ad esempio” che equivale perfettamente a “per esempio”.

Per approfondire → E/ed, a/ad, o/od: quando usare le D eufoniche.

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