I tanti valori di “che”

■ Quali sono i significati possibili di che? ■ Si può cominciare una frase con che? ■ Si può dire “siccome che”? ■ Come si può distinguere il che congiunzione dal che pronome relativo? ■ Che può essere anche aggettivo?

Che” può assumere tantissimi significati diversi, e per fare un po’ di chiarezza per esempio nell’analisi logica, oppure semplicemente nella comprensione di un testo, va sempre esplicitato.

In altre parole, per poter comprendere il suo valore e il suo senso, bisogna vedere che cosa significa nel contesto e come si può di volta in volta trasformare.

Per esempio può essere:

pronome relativo: l’uomo che (= il quale) parla;
pronome interrogativo o esclamativo: che (= cosa) fare? che bello!;
aggettivo interrogativo o esclamativo: che (= quale) giacca indossi? Che faccia tosta!;
congiunzione: ti dico che sei bravo.

Che altro dire?
Che non è vero che non si può mai iniziare una frase con il che, come talvolta si dice (“che mi venga un accidente se non è così!”: non esistono controindicazione nel cominciare una frase con il congiuntivo preceduto da che).
Oltre a tante frasi comuni che iniziano così (che bello! Che succede? Che mi dici?), ci sono anche molti esempi letterari che contraddicono l’opinione diffusa per cui non sarebbe possibile aprire una frase in questo modo, per esempio l’incipit di un racconto di Jorge Luis Borges:

Che un uomo del suburbio di Buenos Aires (…) s’interni nei deserti battuti dai cavalli (…), sembra a prima vista impossibile

(“Il morto” in L’aleph, Feltrinelli, Milano 1961, traduzione di Francesco Mentori Montalto).

Il fatto che sia possibile non significa però che sia sempre consigliabile: non è vietato, ma bisogna saperlo fare e poterselo permettere.


Invece, a proposito di divieti: non si può mai dire siccome che!

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