Apostrofo e accento sono segni diversi da non confondere

■ Che differenza c’è tra apostrofo e accento? ■ Perché po’ si scrive con l’apostrofo e però con l’accento? ■ Si può scrivere “pò”? ■ Si può scrivere E’ al posto di È? ■ Il troncamento di piede è piè o pie’?

Anche se si assomigliano, non bisogna confondere mai l’accento grafico con l’apostrofo, detto anche elisione: sono due segni diversi.

Per ragioni eufoniche, quando una parola che termina con vocale (es. una) è seguita da un’altra che inizia con vocale (es. amaca), l’ultima vocale della prima parola si può omettere sostituendola con l’apostrofo (un’amaca).

Questo segno indica perciò che è avvenuta la caduta di una lettera, ma talvolta, e solo di rado, si pone anche per indicare che è avvenuto un troncamento, cioè la caduta di una sillaba finale di una parola. Per esempio è obbligatorio l’apostrofo con: po’ (= po-co), a mo’ di (= mo-do), ca’ Foscari (= ca-sa Foscari).

La confusione che talvolta si può generare con l’accento si verifica proprio in questi casi: quando l’apostrofo è posto a fine parola. Ma non bisogna mai scrivere po’ con l’accento (). In altri termini, non bisogna confondere le parole tronche (cioè accentate sull’ultima sillaba, come maestà, perché o caffè, colibrì, però e Belzebù) con quelle “troncate”, cioè che hanno subito un troncamento, come po’.

L’unico caso in cui si usa l’accento per indicare un troncamento è piè invece di piede (Achille piè veloce, a piè di pagina), ma si può considerare “l’eccezione che conferma la regola” (anche se qualche dizionario annovera con l’accento accanto alla forma più corretta da’ per l’imperativo tronco di dare (al posto di dai).  

Per lo stesso motivo, non bisogna neanche mai usare l’apostrofo al posto dell’accento e scrivere per esempio realta’ o caffe’ invece di realtà e caffè, e questo vale anche nei casi in cui il carattere accentato non è presente sulla tastiera, come avviene per la è maiuscola (che si scrive È e non E’ così come nel caso del minuscolo si scrive è e non e’).