“Penso che è” o “penso che sia”? (Dubbi sul congiuntivo)

■ Si dice “penso che è” o “penso che sia”? ■ Quando si usa il congiuntivo e quando l’indicativo? ■ Perché si dice “ho notato che è” ma “dubito che sia? ■ Perché si dice “sono partito dopo che è arrivato” ma “sono partito prima che arrivasse? ■ Perché si dice “mi tira la palla perché sono vicino” ma “mi tira la palla perché io faccia canestro?

Si dice penso che sia (congiuntivo) o penso che è (indicativo)?

Si può dire in tutti e due i modi. E poiché il congiuntivo è soprattutto il modo verbale indicato per l’incertezza, la possibilità e l’impossibilità, la prima frase esprime un dubbio (lascia intendere che potrei sbagliarmi e che potrebbe non essere così), mentre la seconda è perentoria e lascia intendere che è di scuro così come penso (penso = è vero, è senza dubbio così).

Per fugare un po’ di dubbi e incertezze su quando usare il congiuntivo e quando usare l’indicativo si possono prendere in considerazione le seguenti frasi:

ho notato → che sei furbodubito → che tu sia furbo
mangia → quando ha famemangia → prima che passi la fame
mi tira la palla → perché vuole giocaremi tira → la palla perché io faccia gol

Anche se la struttura di queste frasi è molto simile, negli esempi a sinistra le frasi dipendenti dalla principale (quelle dopo la freccia) sono espresse obbligatoriamente con il modo indicativo, negli altri tre di destra è invece obbligatorio l’uso del congiuntivo.

La scelta del modo corretto a seconda dei casi, semplificando, dipende da almeno tre fattori:

dal tipo di verbo della reggente che può esprimere oggettività o certezza (indicativo), oppure dubbio, possibilità o convinzione soggettiva (congiuntivo);
dal tipo di frase dipendente (causale, temporale, finale…);
dalle congiunzioni che legano la dipendente con la principale (quando, perché…).

Poiché l’indicativo è il modo della certezza e dell’oggettività, e il congiuntivo della possibilità, dell’impossibilità e della soggettività (volontà, desiderio, sentimenti personali), si dice:

ho notato che sei bravo, ma dubito che tu sia bravo.

Anche il tipo di frase dipendente aiuta a capire quale modo usare, e le frasi temporali (quelle che rispondono alla domanda: “Quando?”) di solito vogliono l’indicativo (parti quando sei pronto) a meno che non siano introdotte dall’espressione “prima che” che vuole obbligatoriamente il congiuntivo: parto (quando?) prima che sia tardi (dunque: “Sono partito dopo che è arrivato” ma “sono partito prima che arrivasse).

Nell’ultimo esempio del nostro elenco, infine, la scelta di indicativo o congiuntivo dipende dal significato di perché: nel primo caso esprime una causa e introduce una frase dipendente causale (mi tira la palla → perché vuole giocare) che vuole l’indicativo; nel secondo caso è sostituibile da affinché (= allo scopo di, al fine di) ed esprime una dipendente finale che vuole il congiuntivo: mi tira la palla → perché (= affinché) io faccia canestro.


Questo articolo è tratto da:
Antonio Zoppetti,
Sos congiuntivo for dummies,
Hoepli, Milano 2016.