Le regole per combinare le lettere nella formazione delle parole

■ Quando si scrive “ce” di cento e quando “cie” di cielo? ■ Quali sono le parole che si scrivono con la i come cielo? ■ Quali sono le parole che si scrivono senza i, come celeste? ■ Quando si usa “qu” di quaderno, e quando “cq” di acqua? ■ Quando si usa “cu” di cuore e quando “qu” di quadro? ■ Quali sono le parole che non vogliono la q, come taccuino? ■ Perché si scrive iniquo con la Q, ma proficuo con la C? ■ Quando si scrive con il GL (come aglio) e quando senza (come olio)? ■ Quali sono le parole che si scrivono senza il GL come cavaliere? ■ Quali sono le parole che si scrivono con il GL come aglio? ■ Perché glicemia non si pronuncia come aglio? ■ Davanti a B e P la N si trasforma sempre in M? ■ Perché si dice Giampiero con la M ma benpensante con la N? ■ Il GN non è mai seguito dalla i? ■ Si dice sognamo o sogniamo con la “i”? ■ Perché se dopo il GN non si usa la “i” si dice compagnia? ■ Quando si usa il GN di gnomo e quando non si usa come in niente e in genio? ■ Le parole con -ZIA, -ZIO E -ZIE come grazie si possono a volte scrivere con la doppia Z? ■ Perché si dice giustiziere con una sola Z ma corazziere con due Z? ■ Perché “sopra” + “tutto” diventa “soprattutto” con la doppia T? ■ Perché coscienza si scrive con la “i” e conoscenza senza? ■ Quali sono le parole come scienza che vogliono la “i”? ■ Quali sono le parole come conoscenza che si scrivono senza la i? ■ Il suono “sce” di scendere è diverso dal suono “scie” di scienza? ■ Quali sono le forme del verbo avere che richiedono l’H come “hanno”? ■ Quando si usa la H in italiano?

Le lettere dell’alfabeto si combinano tra loro nel formare le sillabe, e dunque le parole, seguendo alcune regole che possono fugare molti dubbi ortografici che spesso attanagliano tutti: perché si scrive coscienza ma conoscenza? Perché si scrive cielo ma celeste? E la q? Come ci si può destreggiare tra acqua, scuola e soqquadro? Quando usare il gl (aglio) e quando no (olio)? E perché si scrive niente ma gnomo?

Di seguito alcune indicazioni, esempi ed eccezioni che dovrebbero risolvere i dubbi grammaticali più frequenti.

 “Ce” di cento o “cie” di cielo?

La maggior parte delle parole con il suono ce non presenta problemi: si scrivono senza la i: cento, cera, cerotto e cetriolo.

Tuttavia ci sono alcuni vocaboli che invece richiedono la i (anche se nella pronuncia non si sente), tra queste è bene ricordare le seguenti eccezioni:

cielo e cieco, che però nei derivati perdono però la i: celeste e cecità;
pasticciere (ma si è diffuso anche pasticcere), anche se pasticceria si scrive senza la i:
crociera, che non deriva da croce, e si scrive diversamente da crocefiggere, crocevia… che come il sostantivo che li ha generati non vogliono la i;
società, superficie e specie;
sufficiente e derivati (insufficienza…), efficienza e derivati (inefficienza…).

Anche il suono ge presenta qualche eccezione che prevede la i, per esempio igiene e derivati (igienico, igienista, igienizzante).

Bisogna poi fare attenzione ai plurali dei nomi che terminano in –cia e –gia che al plurale mantengono la i quando sono preceduti da vocale (ciliegiaciliegie, valigiavalige), mentre la perdono quando sono preceduti da una consonante (provinciaprovince, aranciaarance).

Per saperne di più → “I plurali dei nomi che terminano in -co e -go).

“Qu” di quaderno, “cq” di acqua o “cu” di cuore?

Il suono cu si scrive quasi sempre con “qu” (quaderno, quarzo, questione, quiete, quiz), sempre seguito da vocale, anche se tra le eccezioni (la differenza nella pronuncia è impercettibile) ci sono:

arcuato (da arco), acuire, innocuo, circuire, circuito, cospicuo, cui, cuocere, cuoio, cuoco, cuore, proficuo, promiscuo, percuotere, riscuotere, scuola, scuotere, taccuino e vacuo.

La ragione di queste differenze sta nell’etimo di ogni parola, dunque si scrive iniquo (perché deriva da non equo), ma proficuo (da proficuus cioè che dà profitto).

Quando il suono è rafforzato si usa il “cq” (acqua, acquisto) tranne in soqquadro, l’unica parola della nostra lingua con la doppia q.

Il gl o no? Aglio, olio e glicemia

Nel caso del trigramma gli + vocale (aglio, coniglio, taglio, voglio…) in certi casi è sostituito da li + vocale, ma la pronuncia è un po’ diversa e aiuta a scrivere correttamente parole come olio, cavaliere, concilio, milione o esilio.

Anche se le parole con gli si pronunciano quasi sempre dolci, questi dubbi svaniscono nei pochi casi in cui la pronuncia è dura, per esempio glicemia, glicerina, glicine o glicemico che derivano dal greco glykeròs che significa “dolce” (da cui glucosio). Lo stesso avviene nel caso di glissare, cioè sorvolare (dal francese glisser), o nei derivati di glisso- (incidere) tra cui glittica (tecnica di incisione) o glittografia.

N + B e P = imb e imp (ma non vale per i benpensanti)

Un’altra delle regole alla base della formazione delle parole vuole che la n, davanti alle lettere b e p, si trasformi in m per ragioni eufoniche, per cui in + possibile diventa impossibile, e Gian Piero e Gian Paolo, se diventano un nome solo, si trasformano in Giampiero e Giampaolo (di solito).

Tuttavia il cane sanbernardo, il sanpietrino (ma anche sampietrino), il panpepato e il benpensante mantengono la n, perché sono percepiti come termini staccati, mentre parole straniere acquisite come input o bonbon non seguono certo le regole della nostra lingua.

Il gn non vuole mai la i (a meno che non sogniamo in compagnia e che non ci sia niente da fare)

Tra le regole della formazione dei gruppi consonantici c’è quella del gn che non va mai seguito dalla i (gnocco, gnomo…) tranne per i verbi in -gnare che, coniugati, possono avere forme come sogniamo (dove la i fa parte della desinenza verbale: sogn-iamo è come am-iamo, e omettere la i non è elegante, anche se è diffuso) o in parole come compagnia (dove per fortuna l’accento che cade sulla i non lascia dubbi) che è una cosa diversa da compagna.

Ma anche se la maggior parte delle parole segue la regola del gn, altre volte, invece, la g non è presente (la pronuncia è un po’ diversa, ma bisogna avere orecchio), per cui bisogna fare attenzione a non scrivere con il gn parole come niente, genio o scrutinio!

I raddoppiamenti: dire che zio e zia non vogliono mai la doppia z, sarebbe una pazzia

Un’altra regola che si ripete spesso in modo impreciso è che zio, –zia e –zie non vogliono mai la doppia z, dunque si scrive razione, reazione, iniziazione, inezia, grazie… Ciò è vero il più delle volte, però c’è qualche eccezione, come pazzia e razzia, e se giustiziere si scrive con una sola z, ciò non vale per corazziere, tappezziere e carrozziere (costruiti sulla doppia z di corazza, tappezzeria e carrozza). Meglio riformulare la regola specificando che solo davanti alle parole in ione la z – e anche la g – non si raddoppiano mai (ragione, nazione), esattamente come davanti alle parole in ile la b non si raddoppia mai (abile, mobile).

Viceversa, in molti altri casi il raddoppiamento di consonante nelle parole composte diventa una regola (per ragioni eufoniche) per cui sopra + tutto diventa soprattutto (sempre con quattro t in totale), + su (o giù) diventa lassù (o laggiù) o da + capo diventa daccapo.

La scienza e la conoscenza

Un altro dubbio grammaticale frequente riguarda l’ortografia di sc quando è pronunciato dolce, che talvolta è seguito dalla i e altre volte dalla e. Si scrive quasi sempre senza la i: sce (scendere, scemo, cosce), tranne in parole come

usciere;
scie (plurale di scia);
coscienza e derivati (incoscienza);
scienza e tutti i derivati: fantascienza, scientifico… (mentre conoscenza si scrive senza i perché deriva da conoscere e non da scienza).

Attenzione alla H

Un’ultima precisazione riguarda l’uso della lettera h; bisogna ricordare che serve per rafforzare quattro forme del verbo avere:

ho, hai, ha e hanno (nel caso di essere per il rafforzamento si usa l’accento: è).

L’h, inoltre, si usa anche in alcune interiezioni come ahimè! oh! ahi!… oltre che per rendere duro il suono di c e g (chiesa, ghette) e in alcune parole straniere (hotel, hall, humus…).