Il punto di domanda

■ Dopo il punto di domanda ci vuole sempre la maiuscola? ■ Dopo il punto di domanda si può mettere il punto fermo? ■ Si può raddoppiare il punto di domanda per rafforzare l’interrogazione? ■ Si può usare il punto interrogativo nelle domande indirette? ■ Quali sono esempi di frasi in cui dopo il punto di domanda si prosegue con la minuscola?

Il punto interrogativo o di domanda serve per conferire la giusta intonazione nelle domande dirette e chiude la frase con la forza di un punto fermo, per cui richiede che dopo si usi la maiuscola, per esempio:

Vuoi venire al cinema? Gli domandai.

Tuttavia in alcuni casi sporadici in cui la domanda venga integrata all’interno di una frase, quando il  discorso continua è possibile trovare esempi d’uso seguiti dalla minuscola:

Certo che sei invitata – e perché mai non dovrei invitarti? – alla mia festa!
Si dice (sarà vero?) che le piante sentano.

Naturalmente, in alcuni casi, stabilire quando un discorso continua e quando no ha margini di soggettività e può essere una scelta dell’autore, per esempio: “Ma ora non s’è sbrigato ogni cosa? non s’è fatto tutto ciò che s’aveva a fare?” (I promessi sposi). Fino a qualche decennio fa questa consuetudine di continuare il discorso senza la maiuscola era molto diffusa, oggi si trova più di rado.

Talvolta il punto interrogativo viene associato a quello esclamativo per conferire allo stesso tempo un’intonazione di domanda e di sorpresa (e si può trovare collocato prima ?! o dopo !?), tuttavia questo tipo di rafforzamento è tipico dei registri spiritosi o pubblicitari/fumettistici più che letterari, e va utilizzato con molta cautela.

Tra gli errori più diffusi da evitare ci sono:

● il raddoppio o la moltiplicazione del carattere: “Perché??”, “Cosa???” (un uso accettabile solo nei fumetti);
● l’aggiunta di un punto fermo o altri segni di interpunzione: “Davvero?.” (il punto di domanda è già un segno di chiusura);
● il suo impiego  nelle interrogative indirette: non si scrive mai: “Mi chiedo che cosa pensi?”, esistono esempi del genere che appartengono al passato, ma nell’uso dell’italiano moderno non è accettabile.

Poiché il punto di domanda, che serve per dare la giusta intonazione, compare solo alla fine della frase, il consiglio è quello di non scrivere mai frasi interrogative troppo lunghe: il rischio è che chi legge si accorga troppo tardi che si tratti di una domanda.

Per ovviare al problema, nella lingua spagnola lo si mette anche all’inizio della frase, ma rovesciato (¿), in modo che l’intonazione sia chiara da subito, ma in italiano questa consuetudine non esiste.