Si può cominciare una frase con “ma”?

Non ci sono ragioni per evitare di cominciare una frase con “ma”, e bisogna sfatare la leggenda grammaticale per cui non sarebbe possibile, per vedere semmai a seconda dei casi quando non è consigliabile.

Dire che non si può cominciare una frase con “ma” è una leggenda grammaticale da sfatare. Prima di tutto “ma” non ha solo un valore avversativo, può anche esprimere contrarietà, stupore (per esempio: “Ma pensa un po’”, “Ma va?”). Anche con valore avversativo, va poi detto che, a seconda dello stile, è possibile scrivere una frase con una punteggiatura dalle pause deboli espresse con la virgola (Ero stanco, ma tirai avanti ugualmente), oppure amplificarle con il punto (Ero stanco. Ma tirai avanti ugualmente).

Di frasi che iniziano con “ma” è piena la letteratura, a cominciare dai Promessi sposi: “Si sentì subito venir sulle labbra più parole del bisogno. Ma pensando quanto importasse di non guastare i fatti suoi…”.

Per saperne di più → Si può dire “ma però”? E altri dubbi su “ma”.

Si può dire “a me mi”?

Anche se una leggenda grammaticale lo bolla come errore, non c’è una ragione per evitare un rafforzativo come “a me mi”, che si trova anche in importanti testi di letteratura (Manzoni, Tasso, Verga…).

Dire “a me mi” è bollato come errore perché rappresenta una ripetizione dello stesso concetto. Eppure, poiché la lingua è non è logica, ma soprattutto metafora, tra le figure retoriche c’è proprio il pleonasmo, la ripetizione di una stessa cosa, un rafforzativo che ha il suo senso, se lo si usa nel modo giusto.

Biasimare l’uso di “a me mi” è dunque ingiustificato, anche perché è attestato nei Promessi sposi, nella Gerusalemme liberata di Tasso (“…fu rapina e parve dono, ché rendendomi a me da me mi tolse”) o nelle Novelle di Verga (“A me mi hanno detto delle altre cose ancora!”).

Tuttavia, poiché l’espressione è diventata il simbolo di un cattivo italiano, anche se lecita, utilizarla può essere controproducente: il rischio è di passare per ignoranti.

Per approfondire → Si può dire “a me mi”?

Prima di “ma” è obbligatoria la virgola?

Non è affatto vero che prima di “ma” sia sempre obbligatoria la virgola.

Non è vero che prima di “ma” sia sempre obbligatoria la virgola, non esistono regole così ferree da prescrivere nel caso della punteggiatura e in un’espressione come “è brutto ma buono” la virgola non è necessaria è solo una scelta possibile, così come nel caso di: “ Zitta! – rispose, con voce bassa ma iraconda, don Abbondio” (I promessi sposi).

Dunque, dire che prima di ma ci vuole sempre la virgola, come ogni tanto capita di sentire, è solo una leggenda grammaticale.

Per saperne di più → Si può dire “ma però”? E altri dubbi su “ma”.

Si può dire “ma però”?

Non c’è una ragione per evitare un rafforzativo come “ma però”, che si trova anche in molti autori, da Dante a Manzoni; condannare questa espressione è una leggenda grammaticale illogica.

“Ma però” viene spesso condannato come inutile ripetizione dello stesso concetto, eppure il pleonasmo è un artificio retorico che consiste proprio nel rafforzare attraverso una ripetizione, e perché allora non si condannano anche espressioni come “ma invece”?

La leggenda grammaticale che biasima “ma però” è falsificata anche dalla storia della letteratura, se non si vuol correggere Dante (“Lo caldo sghermitor sùbito fue; ma però di levarsi era neente, sì avieno inviscate l’ali sue”), Manzoni (“…ma però, a parlarne tra amici, è un sollievo”) e tanti altri autori tra cui Verga, Tasso e Alfieri.

Per saperne di più → Si può dire “ma però”? E altri dubbi su “ma”.

Nelle formule di cortesia, quando gli interlocutori sono più di uno, è meglio dare del voi o del loro?

Se diamo del lei, al plurale si dovrebbe dare del loro (venga → vengano), anche se è sempre più diffuso il voi (venite), una formula di cortesia apparente (sarebbe il plurale di tu).

Nelle formule di cortesia del liguaggio formale, si usa dare del lei (terza persona singolare) seguito da congiuntivo (venga), dunque al plurale è più corretto dare del loro (vengano).

Tuttavia, dare del loro è oggi diventato più raro, è talvolta percepito come eccessivamente formale, ma va precisato che dare del voi in tono formale è una formula di cortesia solo apparente, che si ritrova anche in formule legali o commerciali come “vogliate provvedere” e simili al posto di “vogliano provvedere”. A rigor di logica il voi è il plurale di tu (vienivenite).

Per approfondire → Dare del tu, del lei, del loro e del voi.

Meglio scrivere “sé stesso” o “se stesso”?

La tradizione molto consolidata di scrivere “se stesso” in tempi recenti è stata messa in discussione e bollata come “leggenda grammaticale” priva di senso. Dunque molti editori e importanti linguisti ultimamente preferiscono “sé stesso”, perciò non c’è una regola affermata in modo condiviso.

Nei monosillabi, in linea di massima, si mette l’accento quando esistono delle ambiguità che li possono far confondere con altri dal diverso significato: se congiunzione e pronome. Nel Novecento si è consolidata nell’editoria e sulle grammatiche la regola per cui, venendo a mancare l’ambiguità, nel caso di seguito da stesso e medesimo, la corretta ortografia prevedesse la forma senza accento: se stesso. In tempi recenti questa consuetudine è stata messa in discussione e bollata come “leggenda grammaticale” priva di senso da parte di alcuni linguisti, alcuni dizionari e alcuni editori che consigliano invece di non omettere mai l’accento, dunque: sé stesso e sé medesimo.

In sintesi, attualmente non esiste una regola affermata in modo condiviso.

Per approfondire questa vicenda → Si scrive “se stesso” o “sé stesso”?

Si può mettere la virgola prima della “e”?

In molti contesti è perfettamente lecito far seguire una “e” subito dopo la virgola.


Spesso si dice che usare la virgola prima di e sarebbe un errore da evitare, visto che la loro funzione è la stessa. Ma è una leggenda grammaticale da sfatare: si può fare e si ritrova in molti testi anche letterari:

“Si trovò nella strada, portato come in trionfo, e accompagnato da una folla di popolo” (Promessi sposi).

L’uso della punteggiatura in molti casi è soggettivo e non sempre disciplinabile da norme rigide (a parte alcuni usi evidentemente errati). Anche l’associazione della virgola alla e ha ampli margini di soggettività e di stile. Si può benissimo amplificare e rafforzare la pausa della virgola aggiungendo anche una e. Oppure, anche se nelle incidentali è in linea di massima è forse preferibile escludere la virgola (era una giornata fredda e, a parte questo, non mi sentivo bene) non è infrequente trovare invece scelte che la includono (era una giornata fredda, e a parte questo, non mi sentivo bene) che non si può affatto considerare un errore.

Per approfondire → “E” o virgola? O entrambe?

Si può cominciare una frase con “che”?

Da un punto di vista grammaticale è possibile, dal punto di vista dello stile dipende dai contesti.

Non è vero che non si può mai iniziare una frase con il che, è una “leggenda grammaticale” priva di fondamenti: “Che mi venga un accidente se non è così!” dimostra che non esistono controindicazioni nel cominciare una frase con il congiuntivo preceduto da che.
Esistono poi molte espressioni comuni che iniziano con “che” (che bello! Che succede? Che mi dici?), e ci sono addirittura molti esempi letterari che si possono citare, per esempio questo incipit:

Che un uomo del suburbio di Buenos Aires (…) s’interni nei deserti battuti dai cavalli (…), sembra a prima vista impossibile
(Jorge Luis Borges“Il morto” in L’aleph, Feltrinelli, Milano 1961, traduzione di Francesco Mentori Montalto).

Quindi non è vietato, ma bisogna saperlo fare e poterselo permettere: il fatto che sia possibile non significa però che sia sempre consigliabile.

Per approfondire → I tanti valori di “che”.