Dopo il punto esclamativo (!) e interrogativo (?) è sempre obbligatoria la maiuscola?

Punto esclamativo e interrogativo sono segni di chiusura forti che prevedono di continuare con la maiuscola, tranne quando sono usati in modo continuativo.

Punto esclamativo (!) e interrogativo (?) chiudono una frase con la forza di un punto fermo e dunque successivamente il discorso procede con l’iniziale maiuscola: “Sei sicuro?” Mi disse. “Certo!” Risposi.

Tuttavia, in alcuni casi sporadici, quando l’esclamazione o la domanda sono integrate all’interno di una frase in modo che il discorso continui è possibile trovare esempi d’uso seguiti dalla minuscola (es. “si dice – sarà vero? – che le piante sentano), una consuetudine diffusissima in passato e anche fino a pochi decenni fa, che oggi è invece più rara:

● “Sì; ma com’è dozzinale! com’è sguaiato! com’è scorretto!” (I promessi sposi);
“Ma ora non s’è sbrigato ogni cosa? non s’è fatto tutto ciò che s’aveva a fare?” (I promessi sposi).

Naturalmente, stabilire quando un discorso continua, e quando no, non è una regola rigida, ha margini di soggettività e in alcuni casi può essere una scelta dell’autore.

Per approfondire → Maiuscole e minuscole.

Quando si usano i puntini di sospensione?

I puntini di sospensione si usano per indicare un elenco che può continuare, per lasciare il discorso in sospeso o per qualcosa che non viene espresso, e anche per indicare omissioni (…).

I puntini di sospensione si usano per indicare un elenco di esempi che può continuare (ho mangiato salame, prosciutto, mortadella, formaggio…), ma anche per lasciare un discorso in sospeso (non saprei…) o per marcare un’allusione che non viene esposta: con la faccia che si ritrova… (lascia intendere all’interlocutore di che faccia si tratti).

NB
Un errore frequente è quello di abusarne, in questo senso allusivo. Vanno usati con moderazione senza esagerare il loro prevalere sulla punteggiatura normale, il che si ritrova spesso nella scrittura in Rete, es.:

Sono andato al mare… c’era un sacco di gente… non si riusciva a trovare posto… ed è stato uno strazio…

è un periodo inaccettabile, stando alle buone regole della punteggiatura.

In editoria i tre puntini di sospensione si usano anche tra parentesi per indicare l’omissione di una parte di un testo citato: “Quel ramo del lago di Como (…) vien (…) a ristringersi”.

Per approfondire → I puntini di sospensione.

Quando si fa una citazione virgolettata, il punto si mette dentro o fuori dalle virgolette?

In linea di massima, se si fa una citazione di una frase completa si include la punteggiatura, altrimenti la punteggiatura si lascia all’esterno. Nel caso del punto di domanda o di esclamazione si lasciano all’interno per conferire alla citazione la giusta intonazione.

In linea di massima, quando si cita una parola o una frase, la punteggiatura è posta all’esterno, per esempio: Dopo aver letto l’insegna “Ristorante”, fermai la macchina. Oppure: “Chi la fa l’aspetti”, si dice.

Però, nel caso dei segni d’interpunzione che riguardano l’intonazione, come il punto di domanda o quello esclamativo, si inseriscono all’interno, per conferire il tono di ciò che si cita: Mi disse: “Davvero?”. E in tal caso è bene aggiungere il punto fermo dopo le virgolette, perché il punto interrogativo che fa parte della citazione, seguito dalle virgolette, perde la sua forza di chiusura.

Quando invece la citazione include un periodo completo, indipendente e finito, si tende a lasciare la punteggiatura di chiusura all’interno delle virgolette, e non bisogna mettere un ulteriore punto successivamente: “Obbedisco.” Disse Garibaldi.

Naturalmente non sempre è possibile fissare delle regole rigide, e talvolta stabilire se una frase citata è chiusa o aperta è una scelta. Dunque è possibile anche scrivere: “Chi la fa l’aspetti.” Non c’è altro da aggiungere.
I
n ogni caso bisogna evitare la doppia punteggiatura: “Chi la fa l’aspetti.”.

Per approfondire l’uso della punteggiatura associata alle virgolette → Le virgolette.

Meglio scrivere “eccetera”, “ecc.” o “etc.”?

Meglio abbreviare “eccetera” in “ecc.” e non in “etc.”, e poiché queste forme sono un po’ burocratiche, in narrativa si possono evitare ricorrendo a soluzioni più eleganti e discorsive, come “e così via” o i puntini di sospensione.

Eccetera è una locuzione avverbiale che deriva dal latino et cetera, cioè “e altre cose” e per questo talvolta viene abbreviato in etc., ma non c’è bisogno di scomodare il latino, le norme editoriali delle case editrici preferiscono evitare questa abbreviazione, è molto più appropriato usare ecc. all’italiana, quando occorre.

Nei contesti discorsivi o in narrativa l’uso di eccetera non è sempre consigliabile (è un po’ “burocratico”, soprattutto se abbreviato), talvolta un e così via è preferibile e più adatto, oppure, per indicare qualcosa che continua si possono usare i punti di sospensione…

Tra gli errori da evitare c’è l’associazione di eccetera o ecc. ai puntini di sospensione, va sempre evitato (ecc…, eccetera….) si mette o l’uno o gli altri visto che sono equivalenti.

Vedi anche → I puntini di sospensione.

Prima di “ma” è obbligatoria la virgola?

Non è affatto vero che prima di “ma” sia sempre obbligatoria la virgola.

Non è vero che prima di “ma” sia sempre obbligatoria la virgola, non esistono regole così ferree da prescrivere nel caso della punteggiatura e in un’espressione come “è brutto ma buono” la virgola non è necessaria è solo una scelta possibile, così come nel caso di: “ Zitta! – rispose, con voce bassa ma iraconda, don Abbondio” (I promessi sposi).

Dunque, dire che prima di ma ci vuole sempre la virgola, come ogni tanto capita di sentire, è solo una leggenda grammaticale.

Per saperne di più → Si può dire “ma però”? E altri dubbi su “ma”.

Si può associare il punto di domanda a quello esclamativo?

Si può scrivere “?!”, ma è bene farlo con parsimonia e cautela perché è tipico dei registri da fumetto.

Associare il punto interrogativo a quello esclamativo è possibile, per conferire allo stesso tempo un’intonazione di domanda e di sorpresa (cosa ?!), ma è un rafforzamento tipico dei fumetti, delle chat o dei registri spiritosi o pubblicitari, perciò in linea di massima va utilizzato con cautela e parsimonia.

Per gli altri dubbi sul segno “?” → Il punto di domanda.

Dopo il punto si deve SEMPRE usare la maiuscola?

Dopo il punto si usa sempre la maiuscola, tranne nel caso delle abbreviazioni.

Il punto fermo è un segno di chiusura forte che richiede subito dopo di procedere l’iniziale maiuscola, al contrario di quanto avviene per la punteggiatura debole come virgola, due punti o punto e virgola. Ma Poiché il punto si usa anche per le abbreviazioni, solo in questo caso la regola non vale, perché il discorso continua: “Socrate nacque nel 469 a.C. ad Atene”.

Per saperne di più → Il punto fermo.

Dopo il punto interrogativo è sempre necessaria la maiuscola?

Si può continuare con la minuscola solo sporadicamente, quando il discorso continua.

Il punto di domanda è un segno di chiusura della frase che richiede di procedere con la maiuscola come nel caso del punto fermo.

Solo sporadicamente, quando la domanda è integrata all’interno di una frase e il discorso continua, è possibile trovare esempi d’uso seguiti dalla minuscola:
C’è chi pensa (sarà davvero così?) che esistano i fantasmi.
Ti credo – e perché mai non dovrei crederti? – se mi dici che sei stanco!

I casi in cui un autore sceglie di procedere con la minuscola e di continuare il discorso anche fuori dagli incisi sono documentati in vari testi sin dall’Ottocento, persino nei Promessi sposi (”Che fare? tornare indietro, non era a tempo”), ma sono soggettivi e rappresentano una scelta non obbligatoria: si può preferire di ricominciare con la maiuscola.

Per gli altri dubbi sul segno “?” → Il punto di domanda.

Dopo i due punti si può usare la maiuscola?

Dopo i due punti si procede con la maiuscola solo nel caso delle citazioni dei dialoghi tra virgolette.

Dopo i due punti si procede con la minuscola, ma quando sono seguiti dalle virgolette è buona regola cominciare con la maiuscola, dunque, per rispettare le norme editoriali, la giusta forma delle citazioni virgolettate e dei dialoghi prevede di scrivere:

Mario mi disse: “Seguimi!”
e non
Mario mi disse: “seguimi!”.

Per approfondire → I due punti.

Quando il punto esclamativo si associa a quello interrogativo, quale si mette prima?

Non esistono regole, si può mettere sia prima sia dopo.

È possibile associare il punto interrogativo a quello esclamativo quando si vuole conferire un’intonazione allo stesso tempo di domanda e di sorpresa (perché mai?!) che però è un modalità tipica dei registri fumettistici e andrebbe usata con moderazione e in casi sporadici, se non evitata.

Non esistono regole per mettere prima un segno o l’altro, in teoria dipende da cosa si vuole privilegiare: prima o la domanda o lo stupore?! La forma “!?” comunque è molto più rara.

Per gli altri dubbi sul segno “?” → Il punto di domanda.

Si può mettere la virgola prima della “e”?

In molti contesti è perfettamente lecito far seguire una “e” subito dopo la virgola.


Spesso si dice che usare la virgola prima di e sarebbe un errore da evitare, visto che la loro funzione è la stessa. Ma è una leggenda grammaticale da sfatare: si può fare e si ritrova in molti testi anche letterari:

“Si trovò nella strada, portato come in trionfo, e accompagnato da una folla di popolo” (Promessi sposi).

L’uso della punteggiatura in molti casi è soggettivo e non sempre disciplinabile da norme rigide (a parte alcuni usi evidentemente errati). Anche l’associazione della virgola alla e ha ampli margini di soggettività e di stile. Si può benissimo amplificare e rafforzare la pausa della virgola aggiungendo anche una e. Oppure, anche se nelle incidentali è in linea di massima è forse preferibile escludere la virgola (era una giornata fredda e, a parte questo, non mi sentivo bene) non è infrequente trovare invece scelte che la includono (era una giornata fredda, e a parte questo, non mi sentivo bene) che non si può affatto considerare un errore.

Per approfondire → “E” o virgola? O entrambe?

Prima del punto interrogativo si può mettere lo spazio?

Come per gli altri segni d’interpunzione, non si deve separare il punto di domanda con uno spazio.

Anche se in passato capitava di trovare esempi con lo spazio prima del punto interrogtivo, le moderne norme editoriali e grammaticali prevedono che, come gli altri segni d’interpunzione, il punto di domanda venga sempre scritto attaccato alla parola, e mai separato da uno spazio. Dunque: “Perché?” e mai: “Perché ?”.

Per gli altri dubbi sul segno “?” → Il punto di domanda.

Le sigle si scrivono tutte in maiuscolo?

Attualmente si tende a evitare di usare il maiuscolo su tutte le lettere di una sigla.

Un tempo si tendeva a scrivere le sigle tutte in maiuscolo e addirittura con i punti di abbreviazione per ogni lettera, ma questa consuetudine è caduta in disuso: una parola in maiuscolo all’interno di un testo spicca sul resto in modo pesante, dunque attualmente le norme editoriali dei principali editori raccomandano di usare la maiuscola solo per la prima lettera: Avis, Fiat, Unesco, Sos sono preferibili a AVIS, FIAT, UNESCO, SOS. Nel caso delle sigle più comuni, poi, è possibile scriverle interamente in minuscolo, per es. pc, cd…

Per saperne di più → Sigle e acronimi.

Che differenza c’è tra il trattino lungo o disgiuntivo e quello breve o congiuntivo?

Il trattino corto, congiuntivo, si usa per unire due parole (greco-romano), quello lungo, disgiuntivo, si usa negli incisi.

Il trattino corto è detto anche di unione o congiuntivo, perché serve per unire due parole, o nelle parole composte (greco-romano) e non prevede di inserire spazi prima e dopo. Si usa per esempio:

per indicare periodi che continuano: periodo marzo-settembre; durata 3-6 mesi;
per unire due parole: il treno Roma-Milano;
per le parole composte: il linguaggio tecnico-scientifico.

Il trattino lungo o disgiuntivo () si utilizza invece per indicare un inciso o anche uno stacco del discorso, più marcato di quanto non si fa con la semplice virgola, ma meno netto e più elegante nello scrivere rispetto alle parentesi. Per esempio: “L’uomo – ignaro di ciò che stava per accadere – salì sul treno”. In questo caso il trattino lungo richiede sempre un’apertura e una chiusura, e richiede l’inserimento degli spazi prima e dopo.

Si usa talvolta anche nei dialoghi per separare le battute (e in tal caso non necessita della chiusura):

– Ciao!
– Ciao a te!

Per saperne di più → Il trattino (o lineetta) corto e lungo.

Dopo il punto esclamativo è sempre necessaria la maiuscola?

Solo sporadicamente, quando il discorso continua, è possibile procedere con la minuscola.

Il punto esclamativo (!) è un segno di chiusura forte della frase, e dopo si procede con l’iniziale maiuscola. Tuttavia, in casi sporadici, quando il discorso continua, o il punto esclamativo fa parte di un inciso, si può anche scegliere di continuare in minuscolo e di non “spezzare” la frase:

“– Oh! suggerire a lei che sa di latino! – interruppe ancora il bravo, con un riso tra lo sguaiato e il feroce” (I promessi sposi).

In linea di massima, però, è bene evitarlo.

Per gli altri dubbi sul segno “!” → Il punto esclamativo.

Si può moltiplicare il punto di domanda (???) per rafforzare l’interrogazione?

Il raddoppiamento del punto interrogativo appartiene al registro dei fumetti, non è contemplato nelle norme editoriali.

Il punto di domanda (o interrogativo) non andrebbe mai raddoppiato o peggio ancora moltiplicato, se ne usa sempre e soltanto uno.

L’uso di forme rinforzate (perché?? cosa???) ricorre soltanto nei fumetti o è tipico del gergo delle chat, e anche se ogni tanto fa capolino nella letteratura popolare non è contemplato dalle norme grammaticali né da quelle editoriali, dunque va evitato nell’italiano corretto.

Per gli altri dubbi sul segno “?” → Il punto di domanda.

Che differenza c’è tra le virgolette “all’italiana” e quelle «caporale»?

Sono solo due diverse scelte grafiche

Le virgolette basse «» (dette anche sergente o caporale) o alte “” (o all’italiana) hanno lo stesso valore e dunque ricorrere a una forma o all’altra è solo una scelta editoriale grafica, non grammaticale.

L’importante è mantenere l’uniformità della scelta e non mescolarle.

Per approfondire sul loro uso → Le virgolette.