Come distinguere un avverbio (corro veloce) da un aggettivo (l’uomo veloce)?

Gli avverbi, al contrario degli aggettivi, sono sempre parti del discorso invariabili (non si possono volgere al plurale o al maschile/femminile).

Alcune parole possono essere avverbi o aggettivi a seconda del contesto. Dire che qualcuno corre veloce (avverbio = velocemente) è diverso dal caso di un uomo veloce (aggettivo, al plurale uomini veloci). Questa considerazione può aiutare molto, nell’analisi grammaticale, in caso di dubbi.

Per saperne di più → Gli avverbi.

Si dice utènsile o utensìle?

Si dice utensìle (accento sulla “i”) quando è un nome usato da solo, mentre in funzione di aggettivo, per es. nell’espressione “macchina utensile” si dice utènsile con l’accento spostato sulla “e”.

La pronuncia più corretta di utensile usato come sostantivo e da solo (un utensile = un attrezzo) è utensìle (con l’accento tonico sulla “i”), preferibile a utènsile, diffuso ma meno giusto. Tuttavia, questa seconda forma accentata sulla “e” si usa invece quando la parola è usata in funzione di aggettivo, per es. nell’espressione una macchina utensile (pron. utènsile), anche se, oltre a questo, non ci sono molti altri esempi di uso aggettivale.

Gli utensili letteralmente sono “cose utili” e derivano dal latino utensìlia, mentre l’aggettivo latino utènsilis, con l’accento ritratto, significava “utile”.

Per un elenco delle altre parole che presentano incertezze nella dizione (edile, infido, rubrica…) → Dubbi di pronuncia.

“Questo”, “quello”, “mio”… quando sono pronomi e quando aggettivi?

Quando “questo” o “mio” sono da soli e stanno al posto del nome sono pronomi, se invece accompagnano il nome (questo libro) sono aggettivi.

Pronome significa “che sta al posto del nome” (pro nomen), cioè lo sostituisce, dunque i pronomi sono spesso dei “segnaposto” che si usano per evitare di ripetere una stessa parola, per economicità e per non appesantire una frase.

Se parliamo di un libro, possiamo dire prendi questo o dammi il mio (= libro), dove questo e mio sono pronomi (rispettivamente dimostrativo e possessivo). Ma le stesse parole possono anche essere aggettivi quando non stanno al posto del nome, ma lo accompagnano e lo qualificano, per es. questo libro (aggettivo dimostrativo) o il mio libro (aggettivo possessivo).


Per approfondire le funzioni dei pronomi → I pronomi: quali sono e che funzione hanno.

Si può dire “più estremo”?

Anche se “estremo” è il superlativo di “esterno” che letteralmente non si potrebbe estendere (come non si può dire “più ottimo”), ha perso questo significato originale e vive di vita propria, dunque si può dire che qualcosa è più estremo di qualcos’altro.

“Estremo” è il superlativo assoluto di “esterno”, indica ciò che è più esterno possibile. Così come non si possono accrescere gli altri superlativi (non si può dire “più ottimo” o “più grandissimo”), perché esprimono già il massimo grado, anche “estremo” dovrebbe seguire la regola.

Tuttavia, estremo (come anche prossimo o intimo) ha perso l’originale significato di superlativo e vive di vita propria; è usato anche con altri significati che permettono dei paragoni o degli aumenti di grado: si può dire che uno sport è più estremo (= spericolato, rischioso) di un altro, e persino fare il superlativo di ciò che sarebbe già superlativo: “estremissimo”.

Per saperne di più → I superlativi assoluti irregolari.

Come si può distinguere il “che” congiunzione dal “che” pronome?

Bisogna esplicitarlo per capire se significa per es. “il quale” (= pronome) o se è una congiunzione che non si può sostituire.

Che” può assumere tantissimi diversi significati, e nell’analisi logica, per fare un po’ di chiarezza va sempre esplicitato per capire che cosa significa nel contesto e come si può di volta in volta trasformare.

In casi come l’uomo che (= il quale) corre è un pronome. Può essere invece un aggettivo quando diciamo che (= quale) giacca indossi? In espressioni come ti dico che sei bravo il “che” è invece una congiunzione.

Per approfondire → I tanti valori di “che”.

Quando si può usare “codesto” al posto di “quello”?

Codesto in italiano non si usa, vive solo nel dialetto toscano.

Anche se spesso le grammatiche continuano a riportare codesto tra gli aggettivi o i pronomi dimostrativi, non si usa!

In teoria servirebbe a indicare qualcosa che è vicino a chi ascolta; dunque, dalla sua cattedra, un professore direbbe all’alunno seduto in un banco: mostrami codesto compito (invece di quel). Ma questa forma arcaica è caduta in disuso e vive solo come regionalismo nella parlata toscana, non fa parte dell’italiano nazionale. Circola solo nel gergo burocratico con un significato diverso (mi rivolgo a codesta istituzione per…).

Per fugare altri dubbi sull’uso degli aggettivi → Gli aggettivi: cosa sono e come si dividono.

Che differenza c’è tra numeri ordinali e cardinali?

I numeri cardinali corrispondono ai numeri (1, 2…), quelli ordinali all’ordine di numerazione (primo, secondo…)

Gli aggettivi numerali si chiamano cardinali, cioè i numeri che si possono scrivere con le cifre arabe (1, 2, 3…), e ordinali quando indicano l’ordine di numerazione: primo, secondo, terzo…, e in questo caso si possono scrivere con una piccola o in apice (1°, 2°, 3°…) che diventa a nel femminile (1a, 2 a…) o con i numeri romani che in alcuni casi sono obbligatori (I, II,  III…)

Per sapere quando è obbligatoria la numerazione romana e come funziona → I numeri romani.

Meglio dire “le scarpe marrone” o “le scarpe marroni”?

Meglio non declinare al plurale e dire “le scarpe marrone”

I colori sono spesso aggettivi che si concordano nel genere e nel numero con il nome a cui si riferiscono: le fragole rosse, gli occhi verdi. Ma non è sempre così. Il colore marrone è stato importato dal francese marron, un sostantivo che indica una varietà di castagna (quella dei marron glacé) e come nel caso del colore rosa (il colore della Rosa canina) non dovrebbe essere volto al plurale perché significa “il colore della castagna” (dunque: la scarpa marrone, la maglia rosa → le scarpe marrone e le maglie rosa).

Tuttavia, ormai i dizionari ne registrano anche l’uso aggettivale che si declina al plurale, ma scrivere “le scarpe marroni” non è un italiano molto elegante.

Per saperne di più sulla concordanza degli altri colori, come l’arancione o il giallo ocra… → I colori non sono sempre aggettivi variabili.