Perché la pronuncia corretta di “incavo” è “incàvo” (e non “ìncavo”)?

“Incavo” deriva da “incavare” e si pronuncia con l’accento sulla “a” (non sulla “i”)

Anche se di frequente la parola “incavo” viene letta erroneamente “ìncavo” (con l’accento sulla “i”), la corretta pronuncia è “incàvo” (con l’accento sulla “a”), come “cavo”, visto che deriva da “incavare” (che come “io scavo” si coniuga in “io incàvo”, tu “incàvi”…).

La pronuncia meno corretta si è diffusa per analogia con la parola “concavo” (pron. còncavo), che però ha un diverso etimo, deriva dal latino concavus, che ha un’altra pronuncia.

Per un elenco delle altre parole che presentano incertezze nella loro accentazione (edile, utensile, rubrica…) → Dubbi di pronuncia.

Meglio scrivere “bum” o “boom”?

“Boom” è inglese ed è stato italianizzato in “bum” quando è un’onomatopea. Quando invece si parla di “boom economico” si usa di solito l’inglese.

Il suono onomatopeico di un’esplosione tipico dei fumetti in inglese è boom, ma in italiano si può scrivere meglio bum. Invece, nelle espressioni in cui la parola è usata come un forestierismo preso direttamente dall’inglese, per esempio il boom economico o il boom supersonico è maggiormente in uso scrivere la parola all’inglese, invece di adattarla.

Per approfondire il tema dei forestierismi, vedi anche → Il plurale dei nomi stranieri e Il genere dei nomi stranieri.

Quali sono (e come si scrivono) i versi degli animali?

I versi degli animali si possono esprimere sia in modo onomatopeico (bau, miao, chicchirichì…) sia con parole che designano più precisamente il loro suono (l’abbaiare del cane, il miagolio del gatto, il canto del gallo…).

Per indicare i versi degli animali si può ricorrere all’uso di onomatopee che ne riproducono i rumori emessi, oppure usare parole più specifiche che ne denominano il suono.

Tra le corrispondenze più frequenti ci sono per esempio:
bau
(bu o bu bu) cioè l’abbaiare cane; (o bèe) cioè il belato della pecora; chicchirichì cioè il canto del gallo; cip (o cip cip) cioè il cinguettio di un uccelino; cra cra cioè il gracidare della rana o il gracchiare o crocidare del corvo e della cornacchia; cri cri cioè il verso del grillo, o il frinire; miao (miau, mao e anche gnao) cioè il miagolare o miagolio del gatto; pio (e pio pio) cioè il pigolare o pigolio dei pulcini; qua (e qua qua) cioè lo starnazzare di anatre e oche; zzz cioè il ronzio e il ronzare soprattutto di zanzare, ma anche api, mosche e insetti.

Per scoprire gli altri versi degli animali → Il “linguaggio” degli animali nelle onomatopee.

Si dice utènsile o utensìle?

Si dice utensìle (accento sulla “i”) quando è un nome usato da solo, mentre in funzione di aggettivo, per es. nell’espressione “macchina utensile” si dice utènsile con l’accento spostato sulla “e”.

La pronuncia più corretta di utensile usato come sostantivo e da solo (un utensile = un attrezzo) è utensìle (con l’accento tonico sulla “i”), preferibile a utènsile, diffuso ma meno giusto. Tuttavia, questa seconda forma accentata sulla “e” si usa invece quando la parola è usata in funzione di aggettivo, per es. nell’espressione una macchina utensile (pron. utènsile), anche se, oltre a questo, non ci sono molti altri esempi di uso aggettivale.

Gli utensili letteralmente sono “cose utili” e derivano dal latino utensìlia, mentre l’aggettivo latino utènsilis, con l’accento ritratto, significava “utile”.

Per un elenco delle altre parole che presentano incertezze nella dizione (edile, infido, rubrica…) → Dubbi di pronuncia.

Si può dire “i diti” al posto di “le dita”?

Le dita si usa per indicare le dita nel loro insieme (le dita della mano), ma si dice i diti indici (cioè intesi singolarmente), in questo caso non si può dire “le dita indici”.

Ci sono parole che hanno due plurali con un diverso significato, e nel caso di dito, le dita, al femminile, designano il totale e l’insieme di tutte le dita di una mano.

I diti, invece, sono i singoli diti, i mignoli, per esempio, presi separatamente (non si potrebbe dire le dita mignoli).

Dunque i due plurali non sono intercambiabili, non si può usarne uno al posto dell’altro: i loro significati divergono.

Per una tabella con altri casi → Nomi con doppio plurale e doppio significato.

Il plurale di “osso” è “ossi” o “ossa”?

Le ossa sono l’ossatura nel suo insieme, gli ossi sono quelli singoli.

Alcune parole possiedono un doppio plurale, e in alcuni casi la scelta è indifferente, per esempio ginocchio può rimanere al maschile, ginocchi, o diventare femminile: ginocchia.

Altre volte i due plurali hanno un diverso significato, e nel caso di osso le ossa, al femminile, designano il totale e l’insieme, cioè lo scheletro e l’ossatura: le ossa del piede (= tutte).

Gli ossi, invece, sono i singoli ossi, per esempio due ossi del piede presi separatamente, oppure indicano gli ossi degli animali, come gli Ossi di seppia di Montale.

Per una tabella con altri casi Nomi con doppio plurale e doppio significato.